Ode ai cani defunti

Edvard Munch - anguish (1895)

Il 30 dicembre, nottetempo, il vento mediterraneo ha raffreddato gli scheletri dei cani lungo la Butera-Gela.

Dunque il 31 dicembre, per i cani defunti, è il mese della venuta delle ali angeliche prima del definitivo trapasso. E per me è giorno di invecchiamento tenebroso.

Questo è il mio ricordo passato:

Ho  lasciato evaporare la macchina nel buio di un campo a pochi chilometri da Butera, mentre il gelo scendeva dall’alto verso il basso, ché studiassi, una volta fuori dall’auto, il pasto dei cani defunti. Azzannavano, le bestie, le ali che disperdevano tenebra putenti e la tenebra scannava loro per ricavare dalla carne l’anima e poi le ossa da ripiegare nel piatto argenteo di Cristo. Le ossa volteggiavano verso gli alberi di ulivi e dietro di me Butera risplendeva come un immalignito punto del Mediterraneo tanto irraggiungibile. Ho raccolto le ossa aeree nella notte e tuttavia si sgretolavano e la mia gola s’ammalava finché divenni d’un tratto, come sapevo, viecchiu. I cani, ora anima scura, peregrinavano nei valloni e taluni sceglievano altre morti nonostante la morte si fosse fatta esistente. Io, ora pirdutu e canuto, stavo cercando di morire.

Questi impistati cani defunti lo sanno, ché negli alberi vicini, scuri, si rifugiano, e m’attendono masticare insino io le ultime ali e alla fine abitare negli alberi con loro, disotto la luna.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...