Tre libri per tre stili

           Daughters-of-the-Revolution-Grant-Wood-1932                                                                                                                                                 

1- Non piangere, di Lydie Salvayre (L’asino d’oro)

Un piccolo libro, superbo,  che inventa una sua lingua.

Si legge, con sorprendente facilità, l’accorta mistione tra i due linguaggi; lo spagnolo e gli idiomi francesi, che mai confliggono.

La Storia del libro diventa, dunque, attraverso lo stile nuovo, una sorta di fiaba nera, ma anche una testimonianza della realtà di due generazioni.

2- Il Grande regno dell’emergenza, di Alessandro Raveggi (LiberAria)

Lingua ragionata, e a tratti intelligentemente grottesca, al punto di talvolta scavalcare la stabilità stilistica.

C’è, infatti, un particolare, e affascinante, studio dell’equilibrio del linguaggio nelle novelle dello scrittore fiorentino. Equilibrio speciale perché mai già deciso.

Ciò fa della raccolta, in definitiva, una bella e singolare “creatura letteraria”.

3- Puntazza, di Simone Innocenti (L’Erudita)

Stile rude e crudele, che incuriosisce per la sua violenza.

Un libro che fa della realtà immediata la bontà delle sue storie.

Lingua però, a tratti, troppo, scheletrica.

L’opera di Innocenti muove, infine, una speranzosa aspettativa verso i suoi prossimi lavori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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